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martedì, marzo 07, 2017

Ciclicamente - Capitolo 2

(da revisare)

Siamo troppo distanti anche solo per sfiorarci, ma sembra abbracciarmi.
Fu così che la noto, lei non si muove, ma vedo la sua mano toccarmi, sfiorarmi il petto, soffermarsi.
E poi penetrare in me, fino a toccarmi il cuore. Lo sta calmando, lo fa rallentare. Il battito si ferma, il mondo si ferma. Solo la sua mano si muove accarezzandomi l'anima. E poi di nuovo ricomincia a battere, come se non fosse successo mai niente.
Il mondo riprende il suo corso, e la sua mano è ancora lì a massaggiarmi quel peso nel petto come vento sulla roccia.
Lei è lì, mi sorride, si volta e riprende la sua strada. Leggiadra. Mai visto nessuno muoversi a quel modo, con tali pose, come di un altro mondo. Non è la bellezza ad attirare, quanto il portamento, le movenze. Non fa parte della gente, ne è completamente estranea eppure completamente a proprio agio in mezzo ai palazzoni e alla folla. La seguo con lo sguardo, allontanarsi, incapace di fare alcunché, solo allora mi accorgo di dove sono, e di quanto ho camminato.
Mi guardo attorno e un raggio di luce mi inonda il viso. Ammiro il tramonto, un sole ardente, rosso, enorme. Cala lentamente riempiendo di luce e calore quel piccolo pezzo di cielo che attraversa le guglie del Duomo.

Mi volto ancora verso di lei, cercandola senza più trovarla. Mi ha lasciato con una sensazione, un ricordo, qualcosa di strano. Familiare. Un non so che di noto. Mi butto in libreria a cercare romanzi che non comprerò e a pensare a quelli che dovrei veramente leggere. Vago tra gli scaffali senza uno scopo, poi torno a casa.

lunedì, marzo 06, 2017

Ciclicamente - Capitolo 1

Un altro funerale.
Non so se è la tristezza per quello o per altro, ma non riesco a togliermelo dalla testa.
Ricordo ancora di essere lontano e ricevere, un'altra volta, la notizia per telefono.
Una voce nota, rotta dal pianto. Una voce mai udita. Due parole.
Io lontano, cullato in una gioia fragile -spezzata, incapace di reagire.
A quel punto ti accorgi davvero di aver perso troppo tempo in cose inutili e aver rimandato troppo a lungo quelle parole e quei gesti ormai perduti.
La vita è come un libro, si gira pagina e si va avanti nella lettura qualunque cosa succeda.
La vita non è come un libro: lo puoi abbandonare senza averlo finito, e lasciarlo perdere per un po' e poi tornare a leggerlo.
Sarà per quello che non lo faccio spesso, ma quando succede ricomincio il libro da capo. Non puoi interrompere la tua vita a metà.
Smetto di vagare con la mente e sono ancora in chiesa e la cerimonia avanza, finisce. Un lungo abbraccio con i familiari, non è il mio dolore che conta, ma il loro. Poi lei, la tua migliore amica, un lungo abbraccio. Forte. Lei più forte di quanto sia stato tu. Lei sembra non abbia bisogno di conforto.

Le macchine si allontanano, inizio a camminare per la città, con passo lento.

Ciclicamente - prologo

Non riesco a non pensare alla morte.
È difficile da descrivere ma sono settimane che ci rifletto.
Più vedo i miei nonni e più mi accorgo che stanno bene. Però lo trovo inevitabile.
Ho paura di essere felice. Era un bel periodo quando è morta mia nonna. Poi, è bastata una giornata, un unico giorno. Poche ore e tutto è disastrato.
In questi momenti mi ricordo che sono anni che non sono felice, ma fingo molto bene.
Effettivamente sono più i momenti di depressione che altro, eppure mi fanno notare che riesco a suscitare negli altri un senso di gioia, come un’aurea attorno a me che riempie un qualcosa negli altri.
Ho paura di essere felice, per non ricapitolare nella tristezza più cupa.
Non è abbandono o disperazione, c'è sempre gioia accanto a me.
Ho paura di essere felice perché, quando tutto sembrava andare nella direzione desiderata, allora, e solo allora, quando tutto era già pronto, come una bolla, un attimo quasi, è precipitato, scoppiato.
Una sensazione, o un non so che di smarrimento, come una curva improvvisa e uno slittare, lì ad un passo dalla meta, e la vita si mette un po’ di traverso, come a confondere.
Sono questi i momenti che non comprendo, e forse non dovrei nemmeno. Solo accettarli e lasciare che sia la vita a trascinarmi come un fiume. Buttarsi in un atto di fede.

Quando mia nonna è stata ricoverata in ospedale qualcosa si è riaperto.
Una finestra sui ricordi, che da allora non si è più richiusa.
...è stato un tempo il mondo giovane, forte...
(C.S.I. - Del Mondo)